Copertina

Puntata n°  1

Puntata n°  2

Puntata n°  3

Puntata n°  4

 

 

 

 

 

 

GLADIATORI

30 anni

di football americano

in Italia

a cura di Fausto Batella

Cento puntate per raccontarvi

una storia sportiva formidabile

la passione sconfinata, il sogno e l'impegno

di alcuni pionieri.

Ricordi, numeri, foto e documenti

registreranno 30 anni

di una avventura che continua…

 

 

 

Puntata n° 1

 

Dallas,Texas (USA)

12 marzo 1972

 

L'aeroporto Love Field è a soli venti minuti di automobile dal centro città,  rispettando i severi limiti di velocità imposti sulla expressway.

Il corpo centrale della struttura  si presenta come una enorme portaerei alla fonda, alla luce  di una serena e tarda mattinata.

Dalle porte dei domestic arrives è appena uscita una coppia di businessmen vestiti in modo elegante-variopinto: abito grigio di discreta fattura, cravatta con vistoso fermaglio, cappello Stetson e stivali di dubbio gusto e praticità.

Camminano veloci, bloccano un taxi.

" Mon'  in. Farmers Market. Grazie"

I due uomini, provenienti da Houston , scambiano qualche parola di circostanza con l'autista. Il tempo, il Presidente, l'andamento dei prezzi del greggio, le scelte.

Cotton Bowl 1970. Texas contro Notre Dame

(foto Sporting News)

In una cafeteria del Market,  un  signore azzimato si è seduto  accanto ad un'ampia vetrina e, nell'attesa, consuma un interminabile beverone scuro e caldo. Questa è una giornata relativamente calma per un posto del genere, oggi non ci sono manifestazioni particolari; nell'ultimo weekend, sul variopinto piazzale sono transitati almeno 250.000 esseri umani , pronti a meravigliarsi e a consumare. Dal 1942 questo posto  è il suo ufficio, il suo dopolavoro, il suo ritrovo preferito per una prima colazione come si deve o un cicchetto preserale.

Il taxi proveniente  dall'aeroporto esce dalla corrente del traffico e accosta davanti alla vetrina. Qualche cenno d'intesa e il signore abbandona la posizione, esce all'aperto e sale in macchina.

Il taxi con a bordo i tre uomini d'affari supera l'incrocio tra la 30° e la 46° , gira per Clover Street e si dirige verso Fair Park.

Lì, sul Robert B.Cullum Boulevard,  si erge l'imponente facciata del COTTON BOWL, il celebre stadio della città dove si gioca  il classico e omonimo bowl  del college football.

Da una delle grandi porte a vetri in cima alla scalinata viene fuori un omone con cravatta e cappello che, appena riconosce gli occupanti dell'auto in arrivo, si apre a un largo sorriso.

Il quartetto e il soddisfatto tassista si muovono verso la tappa finale, Marilla Street.

All'interno di  una palazzina  tutta cemento e vetri, i quattro visitatori vengono introdotti in una sala riunioni ben arredata e  con ampie vetrate che si affacciano al di sopra di un cantiere appena avviato. Lì, nel giro di un paio d'anni sorgerà la nuova Dallas City Hall, una costruzione a piramide rovesciata  che sarà una delle attrazioni della città.

Ad accogliere i nuovi venuti  c'è  il presidente di una compagnia petrolifera, la sua assistente e un notaio.

(1-continua)

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Puntata n° 2

 

Dallas,Texas (USA)

12 marzo 1972

 

Non è una riunione di addetti al petrolio, non è il summit di una gang criminale, non è una lobby politica. Parlano di sport  & spettacolo professionale.

Nell’ufficio taglia mega, legni pregiati, sedute e piani di cuoio e metallo lucido, climatizzazione a palla ( è l’America, gente!), il petroliere illustra ai convenuti la sua idea, accantona con destrezza qualche blanda obiezione e, a giochi fatti, passa la parola.

E’ deciso, il notaio prende appunti, si va alla conquista del mondo, la Way of American Life si porterà dietro anche i suoi riti sportivi. La nuova lega (niente bistecche o barili, football only ) aprirà succursali in Europa, Sud America, Estremo Oriente, Roma, Madrid, Londra, Buenos Aires, Tokio. Chi fermerà il sogno?

I soldi? Adesso, non sono un problema, poi si vedrà. I media? C’è da lavorare ma i nomi degli sponsor e dei protagonisti spianeranno  ogni strada.

E’ bello essere in Texas, avere fantasia, dollari, buone intenzioni, sorrisi e denti a posto, ma …

La Intercontinental Football League è arrivata. Mondo, arriviamo!

A mister “Kicker” Bob Kap tocca il gradito, e atteso, incarico di andare alla conquista prima di Roma e poi del resto del Vecchio Continente. Ecco le istruzioni.

Un giro di Southern Comfort, un altro giro, e girano i roster dei college: quelli con il cognome di origine italiana di qua, quelli di origine britannica di là, quelli di origine tedesca qui a destra, quelli di….

In un paio d’ore rivoltano almeno cinque conferences e, sulla carta abbozzano qualche team oltreoceano. Poi è la volta dei pro, stessa procedura. Le nuove squadre faranno tremare i polsi.

Fioccano gli incarichi: il designer, le hostess, l’organizzazione, il responsabile della sede, gli interpreti, i delegati ai materiali e ai quadri tecnici, l’addetto stampa, il direttore dei programmi TV e la direttrice delle cheerleaders. E’ una lega mondiale, babe.

Altri giri, altre idee, i logos delle nuove squadre da cedere in franchising, pacchetti chiavi e manette in mano, spettacolo assicurato, un ponte con gli States sempre aperto. Il soccer, il rugby, il sumo, la corrida e le tradizioni? Siamo di un altro livello e di un altro mondo, vedrete…

   

La prima carta intestata della IFL (1972)

   

(2-continua)

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Puntata n° 3

 

Roma, Palazzo del Coni

9 dicembre 1972

La finestra della presidenza della F.I.B.S. si affaccia sul verde dello Stadio dei Marmi, alle pareti fanno bella mostra una serie di trofei, qualche manifesto, alcune fotografie.

Squilla il telefono.

“Qui parla Bob Kap da Dallas. Sono il presidente della Intercontinental Football League. Tu sei Mr. Beneck quello del football in Italia? Si?”

“Sì”

“Lamar Hunt mi ha detto di parlare con te!”

Bruno Beneck  è un piemontese di Castelnuovo Calcea (Asti). Giornalista, regista televisivo (ha diretto per un certo periodo la celebre “Domenica Sportiva” della RAI).

E’ stato uno dei pionieri del “batti e corri” italiano; il promotore della riunificazione LIB-FIBS, il presidente della Incom Lazio e, dal 1969, il presidente della Federbaseball.

Nello stesso anno, a Varzavia, lancia l’idea del baseball alle Olimpiadi e la sostiene ai massimi livelli del CIO; lavora al “prodotto sportivo”, promuovendo i diamanti illuminati per le gare in notturna, l’arrivo degli oriundi dagli States. Nel 1978 porterà, per la prima volta, i campionati continentali e mondiali in Italia e in Europa.

Il 29 gennaio 1972 è stato il promotore della FIFA, la prima federazione italiana di football.

Alla  prima presa di contatto con la NFL, Beneck viene dirottato su Lamar Hunt, un ricchissimo petroliere, proprietario per diletto e affari di alcuni parchi-giochi di grandi dimensioni, dei Kansas City Chiefs, dei Tornado Dallas (soccer), di un team di baseball a San Diego.

Hunt si dimostra piuttosto scettico sulle possibilità di affermazione del football in Italia

( “Ogni sport, secondo me, ha un’anima e una filosofia, entrambe connaturate con la società dalla quale viene espresso e dall’ambiente in cui viene praticato. Sto vivendo una esperienza molto divertente, e per il momento senza vantaggi economici e promozionali, con il vostro calcio, un gioco molto facile da apprendere e poco costoso, ma qui non va. Io credo che il football e il soccer siano congeniali ognuno per il suo Paese, in stretta relazione con i gusti e la tradizione”.)

Ma, al momento dei saluti, promette a Beneck che  proverà ad interessarsi in qualche modo dell’iniziativa italiana.

E arriva l’Amerikano.

Robert “Kicker Bob” Kap è un simpatico signore del Texas, vive e lavora a Dallas, è nei quadri dell’American Team. I Dallas Cowboys.

Il kicker  calcia la palla il più lontano possibile dando il via alla partita; Bob era pronto a giocare la “sua partita” e aveva scelto in quale punto del globo avrebbe battuto il calcio d’inizio.

Era affascinato dalla Roma Antica, suggestionato dal Colosseo, voleva far rivivere gli eroi dei giochi, i Gladiatori.

A gennaio, l’americano arriva a Fiumicino.E’ lo Zio d’America, quello con il sigaro da un pollice e la valigia carica di dollari? Oppure, di chiacchiere? Oppure di un sogno più grande del conto in banca?

Arriva, ride, mena pacche da fabbro, beve, ribeve, spiega:


“La nostra Lega vuole costituire team professionistici di football…Le sedi: Roma, Parigi, Vienna, Monaco, Madrid, Londra, Atene, Amsterdam, Stoccolma…In attesa di formare giocatori domestici, la nostra organizzazione fornirà atleti provenienti dalle università e , in primavera, alcuni professionisti di origine europea…la IFL organizzerà un campionato in Europa sponsorizzato da società e TV americane e ,alla fine, il team vincente affronterà  la squadra campione della NFL, in occasione dell’ Intercontinental Trophy…”

Tutto facile?

(3-continua)

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Puntata n° 4

E’ arrivato l’amerikano. Piani, programmi, idee, disegni. I giocatori? L’ossatura del primo  roster sarà composta dai migliori prospetti di Notre Dame. Gli Irish in Italia in primavera…incredibile.

Non è tutto, finito il giro per le città del vecchio Continente, Bob tornerà a Roma e scodellerà torta e ciliegina:

i professionisti della Grande Lega di origine italiana. Qualche nome? Più di uno. Pronti a volare nella terra dei nonni e a giocare per un mese intero sotto il sole del paese dei mandolini e della pasta.

Vengono distribuite fotografie, inserite in alcune cartelline dall’aspetto professionale:

Nick Buoniconti, linebacker, dal ’62 al  ’69 con i Boston Patriots, dal 1970 con i Miami Dolphins (giocherà per 16 anni  nella NFL, All-Pro nel 1964,1965,1966,1967,1969, titolare in tre edizioni del Superbowl);

Doug Buffone, linebacker, dal ’66 ai Chicago Bears ( un College All-stars con 14 anni da pro e  24 intercetti in carriera);

Tom DeLeone, center, dal 1972 ai Cincinnati Bengals (passerà nel 1974 ai Cleveland Brown, con un bottino di 11 anni da titolare,  2 Pro Bowls nel 1981 e ’82);

Joe Scibelli, guard, Los Angeles Rams (15 anni di battaglie, Pro All-Stars nel ’69, Rams All-Time Team)

Dante “Dan”  Pastorini, quarterback, dal 1971 agli Houston Oilers ( rimarrà nel Texas fino al ’79 e poi giocherà con i Raiders, i Rams e gli Eagles, con un tot  d i pass completati per  oltre 18.500 yards )

   

   

   

Da sinistra: Doug Buffone - Tom DeLeone - Joe Scibelli

   

Di tutto e anche di più. Questi sono gli stemmi, i simboli, le divise, le cartoline. Il Texas è più vicino.

Ecco il contratto di affiliazione, firmare-pagare (almeno un po’…) e aspettare l’inizio dei fuochi.

   
   

   

il contratto di affiliazione con la INTERCONTINENTAL FOOTBALL LEAGUE (1973)

   

Due anni in giro per l’Europa, entusiasmi e diffidenze, altre idee, Madrid Toreros, Londra Big Ben, Stoccolma Vikings, Monaco Bears…

Uno sponsor come Pan Am alle prese con la crisi petrolifera, l’idea troppo in anticipo sui tempi e l’assenza in Europa delle TV commerciali, fanno tramontare il sogno.

Salterà anche l’ultimo dei tanti progetti dai texani, quello di far disputare una partita tra due squadre della NFL (una sorta di American Bowl in anticipo) al Parco dei Principi di Parigi o allo Stadio Flaminio di Roma. Tutti a casa.

E’ rimasto un logo.

   

(4-continua)

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